Persino Zambardino ci mette lo zampino
Luglio 17, 2006
Sui laureati in SdC se ne dicono di tutti i colori.
Adesso ci si mette anche Vittorio Zambardino, qui: http://vittoriozambardino.blog.kataweb.it/scene_digitali/2006/07/ragazzi_miei_sc.html
Un grazie sentito va al Prof. Michele Cortelazzo, che ci ha difeso. Cito il suo commento per intero:
Va bene che i blog sono il luogo del cazzeggio, ma anche quando si cazzeggia forse qualche attenzione ai dati oggettivi e non solo a saltuarie e contingenti esperienze personali la si dovrebbe prestare.
Io ho trovato un medico che era sicuro che avessi dei calcoli alla cistifellea. Non era assolutamente vero. Ma non per questo chiedo l’abolizione della facoltà di medicina. Ho trovato degli ingegneri del tutto incapaci di fare il loro mestiere. Mi sono rivolto ad altri, ma non ho proposto l’abolizione delle facoltà di ingegneria.
Detto questo, posso segnalarvi che è appena uscito da Carocci il volume di Arjuna Tuzzi, "Le cento professioni della comunicazione", con i risultati di un’indagine sugli sbocchi dei primi trecento laureati in Scienze della comunicazione dell’Università di Padova e la loro valutazione sull’insegnamento ottenuto durante gli anni di studio. Magari discutiamo di questo, invece di quello che ci ha detto il fidanzato della sorella della collega della cugina di mia zia che abita vicino alla sede di un corso di laurea in Scienze della comunicazione.
E’ vero, l’autrice è una fallita docente universitaria, visto che insegna a Scienze della comunicazione (però è una docente di Statistica, questo forse la salva); la presentazione è mia, altro fallito docente che insegna a Scienze della comunicazione (e sono anche andato a cercarmelo!); l’indagine è fatta da quegli incapaci e perditempo degli studenti di Scienze della comunicazione. Ma insomma, i dati sono dati, e di questi si potrebbe proficuamente discutere. Anche se, avverto subito, il libro è scritto in italiano, e non in inglese, ma forse è una lingua di cui qualcuno dei partecipanti a questo blog ha ancora familiarità (o famigliarità, per seguire il discutibile usus scribendi di Zambardino).
Un ultimo commento. Fa proprio uno strano effetto leggere in un blog ospitato da Repubblica che ai laureati di Scienze della comunicazione si richiedono, più o meno, le I del programma educativo di Berlusconi. Ma forse questo è un argomento bipartisan o, come si dice, trasversale.
E preciso che dentro quel testo della Prof. Tuzzi c’è anche uno stralcio della mia vita professionale, che sto costruendo senza raccomandazioni, senza compromessi e soltanto con quello che Scienze della Comunicazione mi ha trasmesso, buon senso e buona volontà.
Non bastano 5 anni di studio (di cui 1 e mezzo di tesi), la fatica di trovare lavoro, la difficoltà di scontrarsi con titolari di agenzie che ignorano completamente quante e quali siano le nostre competenze (quando mostro il mio misero portfolio da copy junior ma esibisco anche un paio di brief ben scritti, vedo direttori cretivi strabuzzare gli occhi: oh, che miracolo è mai questo?!?), il dover vivere con (se va bene) poche centinaia di euro al mese…no, devo pure sentirmi insultare da un giornalista che non sa chi sono, cosa faccio e cosa so.
Son soddisfazioni, queste, caro Zambardino.
Original post by mail@iobloggo.com (alecopy)













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